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Ammaniti e Cavarero sono i vincitori del Premio Costa Smeralda 2026

Durante la cerimonia di premiazione a Javier Cercas è stato assegnato il Premio Internazionale, a Emilio Isgrò il Premio Cultura del Mediterraneo. All’Ammiraglio Giuseppe Lai è andato il Premio Speciale

Ammaniti e Cavarero. Sono i nomi dei vincitori dell’edizione 2026 del Premio Costa Smeralda. Sabato 18 aprile, presso il Conference Center di Porto Cervo, si è svolta la cerimonia pubblica di premiazione condotta dalla giornalista Roberta Floris.

L’iniziativa, organizzata dal Consorzio Costa Smeralda guidato da Renzo Persico e patrocinata dal Comune di Arzachena, ha visto la partecipazione di Mario Ferraro (vicepresidente del Consorzio), Roberto Ragnedda (sindaco di Arzachena) e Stefano Salis, direttore artistico del Premio.

Durante la serata sono stati annunciati i vincitori delle categorie Narrativa e Saggistica, scelti tra le opere finaliste da una giuria di alto profilo composta da Lina Bolzoni, Marcello Fois, Elena Loewenthal e Chiara Valerio.

I vincitori hanno ricevuto un’opera esclusiva dello sculture Giuseppe Sanna. L’organizzazione operativa, l’allestimento scenografico e la produzione dell’evento di premiazione è affidata a Filmmaster, che ha inoltre realizzato il logo, l’immagine grafica coordinata e il concept del premio materiale.

Niccolò Ammaniti conquista la sezione narrativa

Niccolò Ammaniti con “Il custode” (Einaudi) si è aggiudicato il Premio Narrativa del Premio Costa Smeralda 2026 con la seguente motivazione. « “Il custode” racconta la storia di Nilo, ragazzino che cresce in un paesino della Sicilia insieme alla madre e alla zia. Le due si occupano di marmi. Pianali per le cucine, o i bagni. Lastre di polvere di marmo. Cose così. Nilo è l’ultimo della famiglia Vesciaveo che, da secoli, ha un compito. Custodire la Medusa. Non una di quelle che infestano e rallegrano il mare nostro, come dicevano i romani, ma proprio Medusa, una delle Gorgoni. Quella che se incroci lo sguardo diventi pietra. Pietra, o marmo. Non diremo oltre. “Il custode” si aggiunge lucente e luminoso in quella linea di fantastico che, più o meno carsica, percorre tutta la letteratura italiana. Anna Maria Ortese, Tommaso Landolfi, Lisi, Bontempelli, Tarchetti e Fogazzaro, Pavese di Leucò, Calvino, Dante, Ariosto, Bufalino, Fruttero e Lucentini – gli unici, insieme ad Ammaniti – che fanno anche molto ridere. Ammaniti, come sempre nei suoi scritti, tiene insieme mito e contemporaneità – è il primo romanzo italiano dove Only Fans non serve ad analisi sociologiche, è un fatto, un attributo di natura, e di realtà, come i prodotti del supermercato – e trascina chi legge in un mondo più vasto e largo del visibile – il visibile, con gli schermi che teniamo perennemente in mano, è l’unica cosa che statisticamente esiste – raccontando, come fa la letteratura che ci sono cose e sentimenti che non possono essere né nominati né negati. Ma semplicemente esistono. Così, il Premio Costa Smeralda 2026 per la narrativa italiana va a Niccolò Ammaniti, uno scrittore fantastico, in tutte le accezioni che l’aggettivo italiano ci consente».

Ad Adriana Cavarero il Premio per la sezione saggistica

Adriana Cavarero è riuscita a convincere la giuria grazie al suo libro “Il canto delle sirene” (Castelvecchi). I giudici sono partiti da quello che per molti è stato un dilemma esistenziale e filosofico: «Per chi cantano le sirene? La domanda pare retorica, tanto è papale la risposta: le sirene cantano per Ulisse che, viaggiator curioso e uomo deciso ad andare dritto alla meta costi quel che costi resiste eroicamente alla tentazione della loro mortifera voce.

Secondo Kafka, però, la faccenda non è andata proprio così: le sirene tacciono e Ulisse illude se stesso (e noi) millantando un tanto supremo quanto inutile sforzo di resistenza.

Come la pensa in proposito Adriana Cavarero, filosofa, donna coltissima e femminista della prima ora, fine lettrice e padrona di un impagabile senso dell’umorismo? La risposta sta qui, fra queste pagine colme di sapienza e acume, di ironia ed erudizione – un viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca di quelle melodie tanto fantastiche quanto reali che le donne cantano da sempre, tessendo le trame del mondo».

«Il saggio di Adriana Cavarero – afferma la giuria – offre una lettura del mito tanto originale quanto suggestiva e stimolante:  in queste pagine sia l’eroe Ulisse sia le misteriose tentatrici ci appaiono in una prospettiva tutta nuova. Ci dicono che in fondo questa storia appartiene anche a noi, donne e uomini del presente».

I Premi speciali

Come ogni anno sono stati assegnati tre ulteriori riconoscimenti. Javier Cercas ha vinto il Premio Internazionale con la seguente motivazione della giuria: «Acclamato, e per giusta causa, scrittore spagnolo, si distingue per la sua capacità di tessere storie che esplorano profondamente l’identità e la memoria collettiva; apparentemente della Spagna. Ma, attraverso le sue opere, Cercas sfida i confini tra realtà e finzione, rivela le complessità dell’animo umano, scava nei dilemmi etici, propone punti di vista non comuni.

La verità della letteratura è, nel complesso dell’opera di Cercas, un fenomeno che non compete o rivaleggia con la verità fattuale: è qualcosa di più. Allo stesso tempo più forte ma anche in qualche modo indimostrabile. Certamente è un modo per capire l’animo umano e lo spirito della storia e delle storie.

Cercas ha vinto molti premi internazionali, è tradotto in tutto il mondo, è accademico di Spagna. Siamo onorati che abbia accettato anche il nostro Premio Internazionale, che gli tributiamo con convinzione che la sua postura di scrittore, capace di intervenire nel presente e di prendere posizione nei fatti della politica come quelli dell’intimo dell’uomo, si rivela una missione che rende il suo ruolo ancora più necessario nella società di oggi, dove le parole e le storie scritte sembrano sbiadire di fronte alle immagini effimere degli schermi degli smartphone».

Il Premio Cultura del Mediterrano è andato invece a Emilio Isgrò «e al suo Mediterrano madre di storie, gravido di civiltà. Portatore di futuro». Come si legge nella motivazione, il maestro indiscusso dell’arte contemporanea internazionale è riuscito a restituire un significato diverso al termine cancellare,considerato all’inizio «un atto apparentemente distruttivo». Per Emilio Isgrò «cancellare è creare. È ripartire dall’essenza delle cose, senza la macchia dei nomi, dei confini, delle storie e delle brutture che si sovrappongono. Ripartire dalla verità e non dalla costruzione e dalla costrizione delle parole: per questo il suo lavoro, soprattutto quello applicato alle carte geografiche, ci parla di un Mediterraneo (il luogo dal quale proviene e a cui è visceralmente legato) che costruisce ponti, parla di attraversamenti, cancella confini e apre dialoghi. Il Mediterraneo del Maestro Isgrò è un oceano di civiltà, di storie che si intrecciano, di lingue che si parlano, che non cancella nessuno e valorizza tutti. Valorizza l’uomo, nella sua profondità».

Infine il Premio Speciale a Giuseppe Lai, «capitano coraggioso che porta nel mondo il nome della Sardegna e la forza tranquilla dell’isolanità».

Al comando della Amerigo Vespucci, la nave più bella del mondo, «ha portato in giro l’orgoglio italiano, in una navigazione intorno al mondo che ha toccato tutti i mari, tutti i continenti, tutti i cuori», afferma la giuria. Non solo. «Ha sventolato anche (in maniera ideale) dal punto più alto dell’albero maestro il vessillo dei quattromori e non possiamo che esserne orgogliosi. Dicono che i sardi non sono grandi navigatori, ma Lai ha dimostrato, con il suo esempio, non solo il contrario: dalla sua Sardegna ha portato la saggezza dello stare insieme, le capacità di leadership, le qualità di tempra, calma, lo spirito di squadra. “Non chi comincia ma quel che persevera” è il motto della Vespucci. Ecco, noi abbiamo cominciato qualche anno fa con il Premio e speriamo di perseverare. Nel nome della qualità, dell’eccellenza. Della Sardegna», concludono i giudici.

Riccardo Lo Re