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Verso il Premio Costa Smeralda 2026: l’intervista con Lina Bolzoni

Il commento della critica letteraria e storica della letteratura italiana, in attesa dell’annuncio dei vincitori previsto a Porto Cervo

Si avvicina a piccoli passi la cerimonia del Premio Costa Smeralda a Porto Cervo, in programma il 18 aprile al Conference Center: un evento che segna l’inizio della stagione in Gallura con tante sorprese ed emozioni all’orizzonte .

In attesa di scoprire i vincitori, abbiamo raccolto le riflessioni di Lina Bolzoni – critica letteraria e storica della letteratura italiana – sulle terne finaliste e sui premi speciali dell’edizione 2026.

Quanto conta l’originalità del titolo nella vostra valutazione di un libro?

«Il titolo è fondamentale: deve comunicare qualcosa, ma anche incuriosire. L’ideale è che non sia immediatamente decifrabile».

Quali sono gli elementi che la portano ad abbandonare o a proseguire un libro dopo le prime pagine?

«Ci sono dei libri che ti dispiace di finire. In alcuni casi sei talmente entrato in contatto col libro che ad un certo punto ti trovi immerso in quel mondo del libro. E quando arrivi all’ultima pagina, è un po’ come se ti lasciasse un amico.

Raramente abbandono un libro subito. Semmai lo lascio dopo un po’, se proprio non riesce a coinvolgermi. Quando invece funziona, la ragione è senza dubbio dei personaggi che mi appassionano e che mi introducono in un mondo magari anche diverso dal mio.

A volte però il rapporto con un libro meno lineare. A volte mi capita anche che magari lascio un testo – come per esempio le bellissime memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar – e ad un certo punto lo riprendo dalla fine per poi ricominciare dal principio».

Il libro che ha letto di recente è che avrebbe voluto scrivere lei?

«Il testo sul sul viaggio di di Papa Francesco in Mongolia di Javier Cercas mi è piaciuto molto. Un po’ mi identifico con l’atteggiamento dell’autore. La chiesa è un mondo da cui lui si sente estraneo. In questo libro però lui cerca di capire e di immergersi. Ho apprezzato questa capacità di rappresentare questo mondo lontano che è quello della della Mongolia, così come quella di interagire con altri mondi».

Dopo così tanti anni, che cos’è che l’emoziona ancora di più di questo premio?

«Il confronto con la giuria. Quando ci riuniamo è un incontro con persone molto libere. Cerchiamo di non farci influenzare dal mercato, se non entro certi limiti. Per questo è molto bello condividere con questo gruppo un po’ esperienze di lettura. Un dialogo che ti permette anche di cambiare idea sui libri».

Le capita di affezionarsi a un personaggio di un libro?

«Sì. Mi ero affezionata a Anna Karenina. Resto infatti dell’idea che, come dicevo prima, in fondo un libro crea anche amicizia. Anche quando racconta un mondo lontanissimo dal tuo, ti fa intravedere delle parti di te che non avevi mai considerato».

Se fosse questo Premio fosse un orchestra, quale musica ascolteremmo quest’anno?

«Di sicuro Mozart, che è il mio grande amore. Però non sono esclusi altri genri come il rock e il jazz. Chi lo sa?».

Riccardo Lo Re