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La lunga lotta contro i furti di sabbia

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28 Ottobre 2019

Istituzioni in campo per contrastare il fenomeno. L'Amp di Tavolara reintroduce il materiale confiscato

Pezzi di Sardegna come souvenir. Pugni di sabbia, pietre e conchiglie messi in valigia e portati a casa per avere un po' della bellezza delle spiagge sarde a portata di mano. Un fenomeno sempre più diffuso che continua a causare grossi danni all'ambiente. Per capirlo basti pensare che sono decine le tonnellate di sabbia illegalmente prelevate negli ultimi tempi dai turisti nelle spiagge di tutta l'isola. Le confische negli aeroporti e nei porti, con tanto di salatissimi verbali, sono ormai all'ordine del giorno. Una vera e propria emergenza che ha spinto le istituzioni a prendere seri provvedimenti. Un esempio arriva da Olbia, dove è stato firmato un protocollo d'intesa tra Area marina Protetta, Enac, Geasar, Regione e Corpo forestale.

Il risultato è un coordinamento per la tutela dell'ambiente e del suo ripristino, con lo scopo di riportare nelle spiagge la sabbia, le conchiglie e i sassi sottratti alle bellezze naturali. L'operazione parte dall'aeroporto Olbia Costa Smeralda: qui la forestale confisca il materiale scoperto nei bagagli dei turisti, la Geasar, cioè la società che gestisce lo scalo olbiese, si occupa invece di custodire il materiale, mentre l'Enac sovrintende le attività di security e coordina le attività di recupero. Poi subentra l'Area marina protetta di Tavolara, che ha il compito di riposizionare la sabbia confiscata.

«Ogni granello di sabbia è un pezzo del nostro futuro che se ne va – sottolinea Gianni Lampis, assessore regionale all'Ambiente -. Dobbiamo spiegare ai giovani che, per garantire un futuro a questa terra, comportamenti del genere vanno combattuti. Cerchiamo di essere noi i primi controllori contro le azioni che intendiamo punire». L'iniziativa nasce dall'impegno di Ivan Dettori, un dipendente della Geasar che dal 2008 al 2018 ha conservato nei depositi dell'aeroporto un qualcosa come dieci tonnellate di sabbia, rocce e conchiglie.

«Abbiamo provveduto alla reintroduzione in natura attraverso una preventiva classificazione del materiale – spiega Augusto Navone, direttore dell’Amp di Tavolara -. Come siti di conferimento abbiamo scelto quelli più consoni alle tipologie esistenti: la spiaggia di Porto San Paolo per la sabbia e Tavolara per conchiglie e rocce».

Alla firma del protocollo hanno partecipato anche Alessandro Casella, presidente del Consorzio di gestione dell’Amp di Tavolara, Silvio Pippobello, ad della Geasar, Marco Di Giugno, direttore compartimentale Enac Sardegna, Antonio Casula, comandante regionale del Corpo forestale, e i sindaci di Olbia e Loiri-Porto San Paolo, Settimo Nizzi e Francesco Lai.

 

Dario Budroni

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