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La collezione di Gian Enzo Sperone al Mart di Rovereto

Fino al 3 marzo 2024 sarà possibile visitare la mostra dedicata al grande collezionista potendo ammirare più di quattrocento opere

È considerato uno dei più grandi collezionisti al mondo di opere d’arte. E al suo prezioso lavoro di mercante e talent scout è dedicata la mostra del Mart di Rovereto in programma fino al 3 marzo 2024 con l’esposizione di oltre quattrocento opere proventi dalla sua personale collezione privata. Gian Enzo Sperone in sessant’anni è stato una delle personalità più influenti dell’arte contemporanea che ha mosso i suoi primi passi nella Torino degli anni sessanta, per poi approdare a New York negli anni settanta e cominciare la sua attività di compravendita scambiando e acquistando migliaia di opere. È stato a lungo uno dei dieci galleristi più importanti del mondo, l’attuale sede newyorkese, la Sperone Westwater Gallery, è stata progettata dall’archistar Norman Foster, alla sua storia sono stati dedicati cataloghi e articoli di giornali. Nell’esposizione del Mart si potranno ammirare capolavori dei grandi Maestri del novecento affiancati da quelli dell’arte antica e dell’archeologia romana. Giacomo Balla, Pablo Picasso, Lucio Fontana, Andy Warhol, Iacopino del Conte, Sofonisba Anguissola, Bernardo Strozzi, Anton Raphael Mengs, Francesco Hayez. È su questa collezione che si concentra la mostra del Mart, ideata da Vittorio Sgarbi e curata da Denis Isaia con Tania Pistone. Attraverso 400 opere, alcune delle quali mai presentate nei musei italiani, la raccolta di Sperone racconta una passione senza confini per l’arte in ogni sua forma. «Con l’intenzione di stupire e divertire il pubblico, ma anche di sovvertire le regole della museografia contemporanea – come spiegato dagli organizzatori – come già successo più volte al Mart, il percorso espositivo mescola stili, tempi, materiali, forme. Si comincia con una selezione di opere delle avanguardie storiche alla cui riscoperta Gian Enzo Sperone, seppur legato indubbiamente alle seconde avanguardie, contribuisce. Rispetto al percorso collezionistico di Sperone, la scelta di raccogliere capolavori antichi appare ancora più singolare: a lungo Sperone è stato considerato il pioniere del contemporaneo, lo scopritore di talenti, l’anticipatore del domani. Come Giano Bifronte, Sperone guarda in più direzioni: da un lato c’è l’attività di gallerista, perfettamente calata nel presente, se non addirittura nel futuro; dall’altro c’è la collezione privata, nella quale è possibile alimentare anche i contrasti dell’anima. Coerentemente con la collezione di Gian Enzo Sperone, la mostra è onnivora, racconta un esercizio di gusto nel quale soggiacciono apparenti contraddizioni. Come un campo magnetico, attira e stordisce. Ideato dall’architetto Remoto Atelier, l’allestimento è scenografico, teatrale, magnificente». In mostra quindi i padri del novecento, come Balla, Boccioni, de Chirico. Si prosegue incontrando una raccolta di capolavori che lascia senza fiato. Da Pablo Picasso a Andy Warhol, passando per Sofonisba Anguissola, Mimmo Paladino, Alighiero Boetti, Wim Delvoye, Julian Schnabel.

Davide Mosca

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