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L’architettura della Costa Smeralda® su Architecture Magazine grazie a Enzo Satta

La celebre rivista britannica ha riservato un ampio approfondimento a un reportage dedicato all’architetto che per oltre mezzo secolo ha affiancato il principe Karim Aga Khan IV. Al centro dell’intervista, l’identità architettonica di Porto Cervo, la tutela del paesaggio e le sfide dello sviluppo futuro.

L’identità architettonica della Costa Smeralda® trova spazio sulle pagine della stampa internazionale. Nel numero ottobre-novembre 2026, la rivista britannica Architecture Magazine dedica un’intervista di cinque pagine a Enzo Satta, architetto che da oltre cinquant’anni porta avanti e interpreta la visione urbanistica e paesaggistica concepita dal principe Karim Aga Khan IV.

Il servizio, pubblicato alle pagine 32-36, viene annunciato anche sulla copertina del magazine con un titolo particolarmente significativo: Meet the guardian of Costa Smeralda, ovvero «Incontra il custode di Costa Smeralda».

Un riconoscimento che offre l’occasione per ripercorrere la storia di un progetto territoriale nato negli anni Sessanta e diventato un riferimento internazionale per l’integrazione tra architettura, turismo di qualità e ambiente naturale.

Ma soprattutto, attraverso le parole di Satta, l’intervista affronta una questione di grande attualità: come continuare a costruire e innovare senza compromettere l’identità che ha reso Porto Cervo riconoscibile nel mondo?

Enzo Satta e la visione architettonica del principe Aga Khan

Entrato a far parte del gruppo di architetti di Costa Smeralda® nel 1973, Enzo Satta ha lavorato per oltre cinquant’anni accanto al principe Karim Aga Khan IV, accompagnando l’evoluzione di un progetto che fin dalle origini ha attribuito un ruolo centrale alla tutela del paesaggio.

Il Consorzio Costa Smeralda, costituito nel marzo 1962 come associazione senza scopo di lucro, nacque con l’obiettivo di gestire, supervisionare e proteggere le proprietà e il territorio interessati dallo sviluppo della nuova destinazione turistica.

Il comprensorio consortile si estende oggi per circa 31 chilometri quadrati, con 55 chilometri di costa tra i territori comunali di Arzachena e Olbia. Secondo i dati riportati dalla rivista, il 96,3% della superficie è costituito da aree verdi.

La particolarità del progetto, spiega Satta, risiede nella capacità di adattare gli interventi architettonici alle caratteristiche fisiche dei luoghi.

L’impiego di materiali tradizionali, come il granito, la terracotta, il legno di ginepro e di castagno, si accompagna all’attenzione per gli spazi esterni e all’utilizzo prevalente di specie vegetali autoctone.

Un linguaggio che ha dato vita a edifici profondamente diversi tra loro, ma accomunati da un rapporto armonioso con il contesto naturale.

Da Luigi Vietti a Jacques Couëlle: le origini di uno stile riconoscibile

Nell’intervista, Satta ricorda il contributo dei tre architetti che interpretarono inizialmente la visione dell’Aga Khan: Michele Busiri Vici, Luigi Vietti e Jacques Couëlle.

Professionisti già affermati, ciascuno portatore di una sensibilità progettuale distinta, chiamati a realizzare le prime costruzioni della destinazione.

La loro libertà espressiva si sviluppò all’interno di un sistema di regole condivise, fondato sull’integrazione degli edifici nell’ambiente naturale, sull’impiego appropriato dei materiali locali e sull’attenzione alle proporzioni.

Ne derivò un’architettura caratterizzata da forme morbide, volumi articolati, colori ispirati al paesaggio mediterraneo e un continuo dialogo tra spazi costruiti e vegetazione.

Un’identità che non coincide con un unico stile da riprodurre meccanicamente, ma con un insieme di principi progettuali capaci di garantire coerenza anche tra edifici molto differenti.

Il Comitato di Architettura e la tutela dell’identità di Costa Smeralda®

Uno degli aspetti più interessanti del servizio riguarda il funzionamento del Comitato di Architettura del Consorzio Costa Smeralda, organismo che continua a esercitare un ruolo centrale nella valutazione dei progetti edilizi all’interno del comprensorio.

Satta spiega che il Comitato è composto da dieci membri con comprovata esperienza professionale, cinque dei quali architetti.

Il suo compito è valutare gli interventi attraverso un’interpretazione attenta delle disposizioni contenute nel Regolamento Edilizio, rispettando al tempo stesso una tradizione architettonica che si è evoluta nel corso dei decenni.

La valutazione non riguarda soltanto la qualità estetica del singolo edificio.

Particolare attenzione viene riservata al suo inserimento nel contesto, alla relazione con il paesaggio naturale e costruito e agli effetti che ogni nuovo intervento può produrre sull’insieme.

Nei casi più complessi, racconta Satta, il Comitato può invitare il progettista a partecipare alla riunione per illustrare le scelte architettoniche e spiegare il rapporto tra il progetto e le caratteristiche del luogo.

Un approccio che cerca di conciliare la libertà creativa dei professionisti con la necessità di preservare l’identità complessiva della destinazione.

Innovazione, sostenibilità e nuove esigenze abitative

In oltre sessant’anni, l’architettura di Costa Smeralda® ha dovuto confrontarsi con trasformazioni profonde.

Satta ricorda come l’esperienza residenziale delle origini fosse prevalentemente legata alla semplicità della vita all’aria aperta, al mare, alla vegetazione mediterranea e al paesaggio.

Progressivamente, le esigenze dei proprietari e dei visitatori sono cambiate, favorendo una maggiore integrazione tra ambienti interni ed esterni e la diffusione di spazi destinati alla socialità, al tempo libero e al benessere.

Parallelamente, l’evoluzione tecnologica ha introdotto nuove possibilità progettuali.

Tra gli esempi citati dall’architetto figurano i materiali isolanti ad alte prestazioni, le grandi superfici vetrate, la diffusione degli impianti di climatizzazione e l’utilizzo di sistemi solari termici e fotovoltaici.

Innovazioni che hanno modificato il modo di progettare e abitare gli edifici, senza necessariamente comprometterne il rapporto con il paesaggio.

Secondo Satta, la continuità del Regolamento Edilizio, il suo progressivo adattamento alle nuove esigenze e l’attività di supervisione del Comitato di Architettura hanno consentito di mantenere elevati standard qualitativi, preservando l’identità stilistica della destinazione.

La tutela del paesaggio protegge anche il valore degli investimenti

Un passaggio particolarmente significativo dell’intervista riguarda il rapporto tra qualità architettonica e valore economico.

Alla domanda se la governance architettonica possa essere considerata una forma di sostenibilità, Satta risponde sottolineando il ruolo del controllo dello sviluppo edilizio e della protezione del carattere dei luoghi nel lungo periodo.

La tutela dell’identità non rappresenta soltanto una questione estetica o ambientale.

Secondo l’architetto, il rispetto delle regole consortili e la consapevolezza dei proprietari contribuiscono a salvaguardare non soltanto la qualità dell’architettura e dell’ambiente, ma anche il valore a lungo termine degli investimenti immobiliari.

È uno degli aspetti che rendono particolarmente interessante il modello di Costa Smeralda®: la protezione del paesaggio e il mantenimento di standard architettonici elevati diventano elementi strettamente collegati alla solidità economica della destinazione.

Un modello replicabile in altre destinazioni turistiche?

La rivista britannica chiede a Satta se l’esperienza del Consorzio Costa Smeralda possa rappresentare un modello anche per altre località alle prese con il difficile equilibrio tra sviluppo turistico e conservazione del patrimonio ambientale.

L’architetto riconosce che il progetto voluto dall’Aga Khan ha beneficiato di condizioni particolarmente favorevoli, sia dal punto di vista territoriale sia sotto il profilo socioeconomico e politico.

La sua riuscita è stata determinata da una visione di sviluppo chiara, capace di coniugare turismo di qualità e salvaguardia ambientale, e dalla determinazione del principe nel tradurla in realtà.

Secondo Satta, un modello analogo potrebbe essere applicato anche altrove, purché esistano condizioni fisiche e socioeconomiche adeguate, accompagnate dalla necessaria volontà politica.

Non si tratta, dunque, di esportare uno stile architettonico, ma di adottare un metodo di pianificazione e gestione territoriale fondato su obiettivi condivisi e di lungo periodo.

Il consiglio di Enzo Satta alle nuove generazioni

L’intervista si conclude con una riflessione rivolta ai professionisti che saranno chiamati a custodire in futuro i principi architettonici stabiliti dal Consorzio.

Per Satta, la condizione fondamentale è disporre di una visione chiara dello sviluppo nel lungo periodo, accompagnata da una pianificazione dettagliata.

A questa devono affiancarsi competenze multidisciplinari: architetti, paesaggisti, ingegneri, esperti ambientali, economisti, specialisti della pianificazione e professionisti della comunicazione.

Altrettanto importante è definire regole precise, assicurarne il rispetto e aggiornarle nel tempo per rispondere alle trasformazioni tecnologiche, sociali ed economiche.

È una visione che supera i confini della progettazione architettonica e attribuisce alla qualità dello sviluppo territoriale un valore culturale, ambientale ed economico.

Il servizio di Architecture Magazine restituisce così il ritratto di un professionista che ha attraversato oltre mezzo secolo di trasformazioni senza perdere il riferimento alla visione originaria dell’Aga Khan.

E ricorda come il patrimonio più prezioso di Costa Smeralda® non risieda soltanto nei suoi edifici più celebri, ma anche nella capacità di preservare nel tempo un equilibrio riconoscibile tra architettura, natura e identità dei luoghi.

Fonte: Architecture Magazine, ottobre/novembre 2026, pp. 32–36. Intervista a Enzo Satta. Fotografie: Consorzio Costa Smeralda.

Arianna Pinton