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Costa Smeralda

Consorzio Costa Smeralda, il 96% delle sue aree è verde

Fondato sulla salvaguardia assoluta del paesaggio e dell’ambiente, il Consorzio Costa Smeralda si estende su una superficie complessiva di 3.114 ettari, di cui solamente 117 ettari occupati da costruzioni private e da opere infrastrutturali di pubblico interesse. Questo fa oggi del Consorzio Costa Smeralda una delle zone verdi più grandi e curate d’Europa, essendo la percentuale di aree integralmente naturali, di 2.297 ettari, pari al 96,3% del totale del comprensorio.

L’area del Consorzio Costa Smeralda si espande in larga parte nel territorio del Comune di Arzachena e, per una quota inferiore, in quello del Comune di Olbia ed è disciplinata, sin dalla sua costituzione avvenuta il 14 marzo 1962, da uno Statuto e, per quanto riguarda lo sviluppo immobiliare, da un Regolamento Edilizio, creato su misura, e da un Comitato d’Architettura, un organismo unico nel suo genere formato da specialisti di altissimo e riconosciuto valore internazionale e chiamato ad approvare ogni singolo progetto, anche di modifica a quelli realizzati, sia dal punto di vista estetico che da quello dell’integrazione armoniosa nell’ambiente naturale. Straordinariamente illuminante in questo senso è la Premessa del Regolamento edilizio: “Le sue norme (…) sono state formulate (…) con il desiderio di salvaguardare la singolare natura dei luoghi e quello di incoraggiare il rispetto per la bellezza del paesaggio. Ciò anche in considerazione che l’Architettura è un’espressione della cultura. La creazione artistica, la qualità delle costruzioni, il loro inserimento armonioso nell’ambiente circostante sono di pubblico interesse”.

Il Consorzio legislatore in difesa della Natura

Lo sviluppo urbanistico dell’area della Costa Smeralda, che non è una espressione geografica ma è un marchio registrato e come tale è tutelato dalla legge, è stato dunque fin dal principio disciplinato in ogni suo dettaglio, e il Consorzio Costa Smeralda è diventato un esempio e un modello da studiare e seguire in tutto il Mediterraneo. Prima ancora che al Consorzio fosse dato il nome di Costa Smeralda, i Soci Fondatori, primo dei quali il Principe Karim Aga Khan, e l’équipe d’architetti scelta per pianificare e avviare l’investimento, hanno approvato un documento, negli ultimi tre mesi del 1961, intitolato “Piano Turistico della Costa Nord Est”, in cui l’articolo 2 recitava che la missione principale dell’iniziativa era quella della “Salvaguardia totale del paesaggio e dell’ambiente naturale mediante l’apposizione di vincoli particolari e con oculati interventi”.

Una volta costituito, il Consorzio Costa Smeralda ha subito redatto un Piano Generale di Sviluppo, andando a colmare il vuoto normativo sia dello Stato Italiano, sia della Regione Sardegna, sia del Comune di Arzachena, le cui prime leggi e i cui primi atti amministrativi in materia urbanistica sono, rispettivamente, del 1967 (legge Ponte), del 1968 (decreto regionale sulle lottizzazioni) e del 1972 (primo piano comunale di fabbricazione).

I Soci Fondatori e gli architetti – Jacques Couelle, Luigi Vietti, Michele Busiri Vici, Raimond Martin, Antonio Simon Mossa – hanno fatto mappare le aree del Consorzio, individuando l’esatto numero di alberi, indicando in quali zone sviluppare le volumetrie alberghiere, residenziali, di servizio e specificando, per ogni singolo piano e lotto, il rapporto tra metri cubi e metri quadri. Il Regolamento edilizio imponeva ai consorziati di piantare due alberi qualora fossero stati obbligati a tagliarne uno per la realizzazione delle opere, che si trattasse di ville, alberghi o strade. Sempre il Regolamento edilizio imponeva e tuttora impone che
la “vegetazione spontanea dovrà essere salvaguardata e favorita generalmente lungo le fasce costiere, lungo le strade, lungo i confini dilotto ed in genere in quelle parti di terreno sulle quali è necessario mantenere intatto il paesaggio naturale. In queste zone è vietato abbattere alberi di natura spontanea e pregiata (…)”.

Scelte, allora uniche e lungimiranti, che hanno permesso al territorio della Costa Smeralda di avere uno sviluppo armonioso, controllato, ordinato, grazie al Consorzio che è un vero e proprio legislatore urbanistico e un grande tutore ambientale. Questa impostazione altamente rispettosa della natura è stata orgogliosamente difesa in ogni sede e continua a essere praticata nei 3.114 ettari del comprensorio turistico, sia con l’applicazione rigorosa del Regolamento edilizio, sia con l’uso di mezzi e materiali a basso impatto ambientale, sia con la cura premurosa delle aree verdi e, in particolare, delle ventidue spiagge che il Consorzio pulisce e mantiene salubri.

Oggi il Consorzio Costa Smeralda garantisce dunque il pieno rispetto di due principi cardine del suo Statuto: la salvaguardia del paesaggio e la valorizzazione dei beni e degli investimenti dei suoi consorziati, in una mirabile sintesi. La prima parte di questa missione viene portata avanti nei 2.297 ettari vergini, in cui, a parte alcune strade, non c’è alcuna costruzione, né privata né pubblica. Interi comprensori sono integralmente naturali, come il promontorio che si snoda dalla spiaggia del Grande Pevero fino a quella di Nibàni, passando per la cima di Monti Zoppu, la spiaggia di Cala Liccia e il Romazzino; un’area in cui il Consorzio Costa Smeralda, con il sostegno della società Smeralda Holding e del Pevero Golf Club, ha realizzato i 13 chilometri di stradine che formano il Pevero Health Trail, un autentico paradiso ambientale.

Un’altra grande estensione di verde è quella compresa tra la spiaggia di Rena Bianca, all’altezza della pietra con la scritta Costa Smeralda che segna l’inizio delle aree del Consorzio, e l’hotel Cala di Volpe; in questo grande spazio naturale si trovano le spiagge di Razza di Juncu, Cala Petra Ruja, Liscia Ruja, Li ‘Itriceddi, e altre numerose piccole cale sabbiose. La vegetazione ricopre ogni altro spazio, con una distesa ininterrotta di macchia mediterranea formata da piante e arbusti di ginepro, lentisco, fillirea, corbezzolo, olivastro, mirto, erica, cisto. Questa anima verdissima è pari al 96,3% di tutta la Costa Smeralda, la cui superficie edificata, di 117 ettari, è pari appena al 3,7% di tutto il comprensorio.

Poche costruzioni e tutte sono un modello di architettura sostenibile

Di questi 117 ettari, 67 sono occupati da edifici e 50 da strade, parcheggi, servizi pubblici, come puntualmente censito e controllato dall’Ufficio del Comitato d’Architettura del Consorzio Costa Smeralda. Nei 67 ettari occupati dalle lottizzazioni sono stati realizzati poco più di un 1 milione 700 mila metri cubi, con un indice edificatorio del 2,55%.

Di questo 1 milione e 700 mila metri cubi, 265 mila metri cubi sono occupati da alberghi, che sono complessivamente 13. In questa categoria rientrano alcuni dei capolavori dell’architettura italiana ed europea del secondo Novecento. C’è l’hotel Cala di Volpe, disegnato dall’architetto Jacques Couelle e aperto nel 1963; ci sono gli alberghi Cervo e Pitrizza, disegnati dall’architetto Luigi Vietti e aperti entrambi nel 1964; ci sono l’hotel Romazzino e l’hotel Luci di la Muntagna, disegnati da Michele Busiri Vici e aperti nel 1965 e nel 1966.

Le ville – quelle singole sono 548 e quelle accorpate 196 – occupano una volumetria complessiva di 447 mila metri cubi e, come per tutte le altre costruzioni, rispecchiano l’anima filosofica ed estetica della Costa Smeralda: le aree verdi sono quelle dominanti, gli spazi costruiti si integrano perfettamente con la natura, finendo spesso per essere invisibili, le linee architettoniche sono morbide e i colori mediterranei; l’altezza media delle costruzioni è pari 2.55 metri.

Esempi mirabili di queste costruzioni sono ammirabili, con uno sguardo attento, in tutte le aree del Consorzio Costa Smeralda. La prima villa in assoluto a essere stata progettata ed edificata è stata Villa Bettina, a Liscia di Vacca, che fu della modella francese Simone Bodin (conosciuta in Italia come Bettina Graziani) e fu ideata da Michele Busiri Vici. Un’altra villa concepita dalla mente raffinatissima di Busiri Vici è Casa Ghardaia, sulla collina del Pevero, che fu commissionata della modella Dolores Guinness. Di grandissima bellezza estetica sono tutte le ville progettate da Luigi Vietti, dalle Romazzine alle Cerbiatte di Porto Cervo, tra cui la villa Cerbiatta di proprietà del Principe Karim Aga Khan.

Di particolare valore, per comprendere la straordinaria attenzione dedicata dal Consorzio Costa Smeralda all’ambiente, è villa La Grotta, realizzata a Monti Mannu, nella collina di Abbiadori, dal genio assoluto di Jacques Couelle; è la sintesi dell’assoluta integrazione tra la natura e l’opera dell’uomo.

Una filosofia che proprio il grande architetto francese illustrò nel 1969 intervistato dalla Rai sul modello di sviluppo della Costa Smeralda: “C’è una cosa terribile che io chiamo la lebbra dell’architettura – disse –. In tutto il Mediterraneo e soprattutto sulla costa francese e italiana c’è brutta architettura, speculazione. Ma voi, in Sardegna, avete posti che si sono conservati e allora, a qualsiasi prezzo, a costo di usare la più grande ferocia, bisogna salvarli”.

Article by Mario Rossi

CS Journal è la voce ufficiale del Consorzio Costa Smeralda, edito per i propri associati e per l’indotto turistico che ogni anno affolla la Costa Smeralda. Un magazine formato tabloid che valorizza l’identità del Consorzio e tutte le realtà del territorio.