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Andando a governare: una nuova istituzione nella novità storica

La Scuola di Alta Formazione Donne di Governo è luogo di apprendimento, un’impresa che indaga tra sapienze femminili e la straordinarietà della presenza delle donne nella vita pubblica

Quello della Scuola di Alta Formazione Donne di Governo è un percorso: si tratta di una nuova istituzione nel contesto dell’Alta Formazione per un cambio di civiltà, per la conoscenza delle esperienze innovative delle donne e del pensiero femminile; per la realizzazione di nuove pratiche politiche e di governo a radice sapienziale femminile.
Nata a fronte di una lunga consultazione nazionale circa la necessità di dare vita a un’impresa che ponesse in dialogo il patrimonio di saperi e sapienze femminili con la presenza di molte donne nella vita pubblica, nel 2018 nasce a Mantova la fondazione, si è così scelto di creare un comitato nutrito da decenni di esperienza e che attinge nella pratica della politica delle donne, ne nasce un team di personalità attive non soltanto in ambito accademico, composto da Annarosa Buttarelli, Anna Maria Piussi, Cristiana Collu, Tiziana Coccoluto, Luana Zanella, Laura Regina Balestrini, Gemma Beretta, Serena Bortone, Franca Chiaromonte, Margherita Dogliani, Antonella Giachetti, Gianna Mazzini, Maria Letizia Paolozzi, Maria Laura Antonellini.
Le Accademie della Maestria femminile sono un’articolazione territoriale della Scuola e della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Sono concepite come laboratori dedicati a donne e uomini a partire dai quattordici anni di età. Si rivolgono a persone in trasformazione per orientare la loro vita futura, ma anche a persone, soprattutto donne, che attendono un reinserimento lavorativo o che desiderano ripensare dalle radici il loro lavoro attuale.
Per rendere onore e seguire l’esempio di tutte le donne che nella storia sono state fondatrici di istituzioni culturali e di nuove vie spirituali, molti sono i convegni e i momenti di scambio tra cui il progetto “Donne di Governo. La novità storica”. Nel corso del quinto appuntamento nazionale nella Regione Veneto a Verona, nello scorso giugno, si è ragionato su Donne e rinascita della democrazia.
E’ donna la forza generatrice di un modo nuovo di guardare il mondo che non mira ad appropriarsene, coniuga senso del dovere e desiderio di fare la cosa giusta. L’approccio femminile alla cosa pubblica è, per citare il saggio “Sovrane” di Anna Rosa Buttarelli, un approccio generatore di libertà e di vita. E, se la genesi del pensiero delle donne ci lascia una preziosità trascritta non solo nella storiografia, è soprattutto tra le pensatrici del dopoguerra, quelle che hanno dovuto confrontarsi con la Ricostruzione, che riesce facile la risposta alla domanda: qual è il principio ordinatore che noi dobbiamo elaborare, ricostruire, che cosa regola il modo di condurre il potere femminile?
Proprio a questo cerca di rispondere questo step formativo, orientato a recepire e far prolificare le virtù della differenza. Ad attrezzare le donne con confronti di pensiero e di pratiche. Insomma arrivare preparate significa attingere all’esperienza e alla sapienza di altre donne, tutte quelle che già si sono messe alla prova con altre responsabilità di governo. Perché non è nel momento dell’assunzione di un incarico che inizia la costruzione di un agire, ma molto prima. E, tra il rischio di un sistema che spesso cerca di neutralizzare l’apporto delle donne, di rendere secondari i temi proposti se non addirittura di dare corpo a vere e proprie emarginazioni, si punta alla consapevolezza di ogni essere umano nel ridurre le eguaglianze, quelle multiple, additive.
Perché quelli che sono principi e valori non siano transitori del passaggio di un potere femminile ma un lascito che genera valori. Siamo in un varco di civiltà, quella definita occidentale, che ha valori crollati, assistiamo ad un momento in cui la democrazia non ha più credito. Un dopoguerra pieno di promesse, di novità rispetto all’orrore del secolo, quando qualcosa che poteva essere definito il “superamento delle disuguaglianze” si intravedeva. Un’era in cui Tina Anselmi, nottetempo, è andata a correggere la nostra costituzione, aggiungendo “senza differenze di sesso”, dettaglio che i padri costituenti avevano tralasciato, quando molti tra i politici si domandavano come mai ci fossero delle donne tra loro. Antonella Viola interviene a Verona con una singolare precisazione che mostra discriminazioni agite anche nel solco della medicina: «I sintomi dell’infarto nella donna sono diversissimi da quelli dell’uomo, e sono ansia improvvisa e attacchi di dissenteria, le mie studenti continuano a riportarmi, in sede d’esame, i sintomi maschili: cioè il classico dolore all’arto sinistro e senso di oppressione al petto. Questo perché le sperimentazioni della ricerca sono fatte su campione maschile, le donne sono scomode da testare, per via delle loro variazioni ormonali.»
Poi ricorda come anche la tecnologia sia fortemente influenzata da istanze sessiste:
«Così come le voci di assistenti vocali e i loro nomi, sono femminili. Nella prima versione di Siri se le chiedevi “sei una puttana” lei rispondeva “se potessi arrossirei”. Chi l’aveva programmata deve aver pensato che questa fosse una risposta adeguata. Sono state necessarie le proteste delle Nazioni Unite per cambiare risposta con l’attuale “non ti rispondo nemmeno”»
Gli stessi algoritmi, poiché attingono a dati che hanno a che vedere con il passato, sono fortemente sessisti.
Liberarsi dagli stereotipi rende una società migliore, resta una questione aperta: quella delle scelte. Ci si chiede se esiste una linearità di posizioni femminili che obiettano al pensiero maschile, una libertà filosofica e politica. Come se avere a che fare con il “generare la vita” fosse un’assunzione di responsabilità che le donne non hanno scelto, ennesima questione che può agire da stereotipo. Insomma si lavora sodo sulla capacità della donna di assumersi la responsabilità del pensiero della differenza sessuale, di valutare in senso positivo le scelte responsabili differenti che le due parti, maschi e femmine, possono fare. Ed è ancora Annarosa Buttarelli, Direttrice Scientifica della Scuola, a sostenere: «È la prima volta che, in Italia, si crea uno spazio trasversale a tutte le appartenenze di partito. In questo spazio di formazione e di relazione si incontrano donne che hanno passione politica e desiderio di dare il loro contributo alla vita delle comunità, governando in relazione con le altre donne e in autonomia di giudizio e di pratica. La formazione originale che intende offrire la Fondazione sostiene questa novità storica, all’altezza della necessità di qualificare il protagonismo femminile diffuso.»

Anna Maria Turra

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