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Il New York Times: «Americani, a giugno andate in vacanza in Costa Smeralda»

Il New York Times: «Americani, a giugno andate in vacanza in Costa Smeralda» - News - Consorzio Costa Smeralda - News - Consorzio Costa Smeralda
25 Maggio 2018

«In primavera andate in Costa Smeralda: le temperature sono buone, non c’è affollamento e potete anche fare buoni affari negli hotel più lussuosi». L’invito non è di un ente di promozione turistica né di un’agenzia di viaggi. È del New York Times, il quotidiano considerato universalmente come il più autorevole al mondo; un giornale che vende oltre 570 mila copie al giorno, ha abbonati da record all’edizione digitale (2 milioni e 800 mila) e viene visitato online da 70 milioni di lettori ogni mese.

Il New York Times si è occupato della Costa Smeralda – e del lago di Como e della costiera amalfitana – in un servizio, prima pubblicato sull’edizione cartacea e poi in quella digitale, realizzato da Jessica Colley Clarke, una giornalista esperta di travel.

Sotto il titolo “5 Springtime Italian Coast Getaways for Less”, la Colley Clarke ha spiegato al pubblico americano che lungo le coste italiane in primavera c’è una bellissima combinazione fra temperature miti e assenza della massa di turisti. Ha poi scritto che rispetto all’estate gli hotel praticano prezzi inferiori. Ha citato una serie di alberghi sul lago di Como e sulla costiera amalfitana.

Alla Costa Smeralda ha dedicato un capitolo, intitolato “Luxury for Less in Sardinia”. Ha scritto che in Sardegna si possono fare ancora più buoni affari. E ha citato come esempi in cui andare in vacanza a giugno gli hotel Cala di Volpe e Pitrizza, di proprietà del fondo sovrano del Qatar e gestiti da Marriott, la più grande catena alberghiera al mondo.  

Quella del New York Times è una promozione di grande valore. Il mercato turistico statunitense è uno fra i più importanti per la Costa Smeralda e, in generale, per la Gallura. Nel 2017 sono arrivati 25.600 americani, e quasi 11 mila di questi sono andati in vacanza in Gallura (il 42% dell’intero movimento sardo); le presenze americane nell’Isola sono state 79 mila, di cui quasi 37 mila in Gallura (il 46% del totale). 
 

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