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In laboratorio nascono i primi neuroni artificiali

La scoperta porta la firma di un gruppo di ricercatori europei. I chip bionici potrebbero combattere anche l’Alzheimer

Scienza senza confini. L’ultima scoperta è destinata a rivoluzionare la neurologia. Un gruppo di ricercatori europei, tra cui anche alcuni italiani, è riuscito a creare i primi neuroni sintetici. Sono molto simili a quelli naturali e potranno essere utilizzati per curare alcune malattie croniche, come l’Alzheimer e l’insufficienza cardiaca. Inoltre consumano pochissima energia. Come spiega un articolo pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Nature Communications, i neuroni artificiali hanno bisogno solo di un miliardesimo della potenza di un microprocessore. Sono quindi perfetti per l’utilizzo sia in impianti medici che in altri dispositivi.

A fare la scoperta è stato il team di ricerca guidato dall’università di Bath, in Inghilterra. Ne fanno parte anche i ricercatori delle università di Bristol, Auckland e Zurigo. Non è stato per nulla semplice. L’obiettivo dei ricercatori era infatti quello di creare dei neuroni sintetici capaci di rispondere agli impulsi elettrici del sistema nervoso umano, così come fanno i neuroni naturali. I neuroni sintetici potrebbero così essere impiegati per ripristinare le funzioni del corpo e i circuiti nervosi riparando i danni causati dalle malattie.

Nel dettaglio, si tratta di micro dispositivi di silicio. Chip bionici che svolgono le stesse funzioni dei neuroni naturali. Insomma, in laboratorio adesso si riesce a rimediare a ciò che è causato dalle gravi patologie, come appunto il morbo di Alzheimer. «I test sono stati effettuati su neuroni di ratto e sono stati sottoposti a diversi stimoli – ha spiegato il ricercatore Alain Nogaret, alla guida progetto – Fino a ora i neuroni sono stati come scatole oscure, ma siamo riusciti ad aprirle e a scrutare al loro interno. Il nostro lavoro sta cambiando il paradigma perché fornisce un metodo robusto per riprodurre le proprietà elettriche dei neuroni reali nei minimi dettagli».

Dario Budroni

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