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Cronografo automatico: quando il Giappone battè la svizzera

Il 2019 sta volgendo alla fine. Si è trattato di un anno in cui diversi orologi leggendari hanno compiuto cinquant’anni, facendo da sfondo a eventi che dieci lustri fa hanno lasciato il segno nella storia contemporanea.

I momenti chiave del 1969

Nel 1969 Jan Palach si immolò a Praga in segno di protesta contro l’invasione sovietica, mentre nell’Irlanda del Nord le tensioni aumentarono in seguito allo schieramento dell’esercito britannico. In quello stesso anno, mezzo milione di persone si ritrovarono a Woodstock per un evento che è diventato un simbolo di controcultura negli Stati Uniti e non solo. Molti avrebbero protestato contro la guerra in Vietnam, da dove le truppe americane iniziarono a ritirarsi a luglio. Alcuni mesi prima, il lancio del Boeing 747 e i primi voli di prova del velivolo supersonico Concorde diedero il via alla tecnologia che avrebbe mandato i primi uomini sulla Luna.

Alla ricerca del cronografo automatico: Zenith e soci

Gli anni ’60 furono un periodo ricco di eventi anche per l’industria dell’orologeria, poiché due consorzi affrontarono una delle ultime grandi sfide rimaste all’epoca: sostituire la carica manuale nei movimenti del cronografo creando il primo cronografo automatico, in quanto la carica automatica era considerata il sistema più moderno. La prima di queste due joint venture, formata da Zenith-Movado, aveva pianificato di presentare la sua soluzione in tempo per il suo centenario, nel 1965, ma i lavori andarono oltre i tempi previsti e fu non prima di gennaio 1969 che l’azienda tenne una conferenza stampa che annunciava il primo cronografo automatico al mondo, nonostante l’ormai famoso El Primero, che batteva a 36.000 alternanze/ora ed era preciso a un decimo di secondo, non vide la luce fino a ottobre.

Alla ricerca del cronografo automatico: Heuer e soci

Nel frattempo, il secondo consorzio, formato nel 1967 da Heuer-Leonidas, Breitling, Hamilton-Büren e Dubois-Dépraz, stava facendo progressi nella messa a punto del proprio sistema di cronografo automatico. Piuttosto che tentare di reinventare la ruota, usò come punto di partenza un movimento esistente, un calibro extra-sottile Büren con microrotore decentrato, e si focalizzò sullo sviluppo di un modulo cronografo con leva a camma aggiuntiva. Il progetto sarebbe stato coronato da successo e il nuovo movimento fu presentato nel marzo 1969. Entro l’estate, Heuer equipaggiò il suo Monaco con il calibro 11 (rapidamente sostituito dal calibro 12), mentre Breitling ebbe la sua referenza Chronomat 2111.

Il caso Omega

Una menzione speciale si deve anche terzo “passo da gigante” per i cronografi, anche se a carica manuale, quando l’Omega Speedmaster entrò nella storia come Moonwatch il 21 luglio 1969, essendo stato qualificato dalla NASA per missioni in volo fin dal 1965. Questi marchi svizzeri hanno organizzato quest’anno tour de force per celebrare le ricorrenze, in particolare Zenith e TAG Heuer, con roadshow in cui i vari brand ambassador hanno aggiunto glamour agli eventi e sono state presentate delle serie in edizione speciale.

Ma vinse Seiko

Tuttavia, resta il fatto, gli svizzeri furono battuti da Seiko. Nelle prime settimane del 1969, l’azienda giapponese presentò infatti il primo cronografo automatico con il calibro 6139. A maggio, arrivarono nei negozi i primi – e piuttosto pesanti – orologi dotati di questo movimento innovativo. Battendo a 21.600 alternanze/ora, il calibro di Seiko presentava una ruota a colonne per controllare le funzioni del cronografo automatico e l’accoppiamento verticale per evitare che la lancetta dei secondi saltasse quando era in funzione. Inoltre, incorporava il meccanismo di carica Magic Lever, ispirato al sistema Pellaton, per un rapido avvolgimento della molla principale.

E arrivò il quarzo…

Alla fine, Seiko aveva altri assi nella manica. Avendo messo in ombra i concorrenti europei sul lato della meccanica, dopo il cronografo automatico il 24 dicembre l’azienda giapponese svelò l’Astron, il primo orologio da polso al quarzo in assoluto e il primo colpo nella cosiddetta “crisi del quarzo” che quasi decimò l’industria dell’orologeria svizzera. Cinquant’anni dopo, i marchi svizzeri hanno dimostrato quanto siano intraprendenti. Ma mentre fanno uno spettacolo di quanto accaduto nel 1969 nell’orologeria, Seiko continua a distinguersi per discrezione.

Davide Passoni

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