Gallura e archeologia

Ecco un ottimo itinerario per gli immancabili giorni di pioggia o vento durante i quali non è possibile godere dello splendido mare della Costa Smeralda o per quei bellissimi giorni di primavera e autunno che il clima mite della Sardegna sa regalare.

L’area circostante il territorio del Consorzio è ricca di siti ad elevato interesse archeologico, in particolare Arzachena. Tra questi siti sono da non perdere i circoli funerari di Li Muri, La Tomba dei Giganti di Coddu Vecchiu, il Nuraghe Albucciu e il tempietto di Malchittu.

La necropoli di Li Muri è costituita da cinque "ciste dolmeniche" (cassette prive di apertura formate da lastre di pietra infisse nel terreno), ciascuna delle quali è circondata da un "circolo" di pietre fitte disposte in cerchi concentrici che dovevano salvaguardare dal dilavamento il tumulo che le ricopriva. I cerchi più esterni sono contigui fra loro.
Tra i sepolcri si trovano tre piccoli recinti quadrangolari e resti di stele interpretati come elementi del rituale funerario. All'interno di alcune tombe furono rinvenuti oggetti di corredo, ora esposti in parte nel Museo Sanna di Sassari e nel Museo archeologico di Cagliari.

Altro sito si grande rilevanza archeologica è la tomba dei giganti di Coddu Vecchiu. Le tombe dei giganti devono il nome alla tradizione locale in ragione delle notevoli dimensioni. Si tratta di sepolcri collettivi di età nuragica costruiti da un corridoio di sepoltura coperto da lastre e sovrastato originariamente da un tumulo di terra e pietrame. Lo spazio semicircolare antistante, esedra, era riservato al culto e a riti di offerta per i defunti. La tomba di Coddu Vecchiu è la più alta tra quelli di questo tipo in Sardegna e, risalente al 2500 a.C., appare perfettamente conservata. In origine era un dolmen a corridoio con un corridoio interno, lungo 10 m., che si trova al centro della tomba. . Il dolmen era formato da lastre disposte verticalmente sopra una pavimentazione lastricata in granito, sormontate da altre lastre di pietra poste in orizzontale, tutto l'insieme era poi coperto di piccoli ciottoli.
Nel 1800 a.C. veniva utilizzata come sepoltura collettiva da popolazioni di Bonannaro, e nel periodo nuragico (1600 a.C.) fu modificata con l'annessione di una stele e di un'esedra semicircolare, e il rifacimento della muratura esterna.
Sull'imponente monolito è stata scolpita la falsa porta, soggetto frequente nella preistoria sarda e simbolo del rapporto con il mondo dell'aldilà. La tomba di Coddu Vecchiu è una delle meglio conservate della zona.

Il Nuraghe Albucciu, molto ben conservato, fu costruito addossando i muri ad una grossa roccia granitica, la quale sostituisce parte della muratura, e per questo presenta una pianta irregolare e può essere definito uno pseudonuraghe. La pianta ha una forma grossomodo rettangolare con orientamento nord-sud e la facciata est, quella principale dove si apre l'ingresso, è rettilinea ed ha una lunghezza di circa 25 m. Dall'ingresso si accede ad un corridoio trapezoidale, il quale ha il soffitto a mensole. Nella parete opposta all'entrata, sull'angolo sinistro, c'è la scala che porta al bastione; ancora più a sinistra si apre invece un lungo cunicolo cieco. Sulla destra del corridoio si trova una camera ovale con una celletta più piccola sul retro, nella quale si apre un cunicolo scavato nella roccia viva, che, se percorso carponi porta all'esterno, nel lato nord. La sua forma era a tronco di cono, a chiudere la falsa cupola c'era un terrazzo che poteva fungere da torre di avvistamento o luogo di socializzazione. L'ingresso da oriente per garantire una piena illuminazione dell'ambiente.

Lasciata l'auto nel parcheggio si prende, seguendo le indicazioni, un sentiero a sinistra che bisogna percorrerre per circa 1,5 km fino ad arrivare al tempietto di Malchittu. Questo monumento seppur inquadrabile nella categoria dei templi nuragici a megaron, presenta una pianta irregolare che lo differenzia dagli esempi più canonici del tipo, con pareti rigidamente rettilinee su tutti i lati e prolungamento sia anteriore che posteriore delle pareti lunghe. La struttura del tempio vera e propria termina in un abside semicircolare dove è ancora presente un bancone per i doni alla divinità.
Sulla parte davanti del tempio due ali in pietra costituiscono il temenos, spazio sacro antistante il tempio dove i pellegrini sostavano nell'attesa di entrare, antesignano del medievale sagrato.
Il tempio di Malchittu infatti presenta il retro absidato e una delle ante della facciata appena curva verso l'interno. Queste differenze potrebbero essere parzialmente spiegabili con l'asperità del terreno sui sorge il tempio, in parte forse con l'arcaicità di questo monumento, che si può datare nel periodo compreso tra il XVI e il XIV secolo a.C. (Bronzo Medio).
Il tempio è costruito interamente con blocchi di granito di forma per lo più irregolare. L'ingresso, preceduto dal vestibolo formato dal prolungamento dei lati lunghi, presenta un piatto architrave sormontato da una finestrella di scarico inqudrata da blocchi di piccole dimensioni. Da qui si accede direttamente alla cella, lunga 8 m. e larga 4, caratterizzata dalla presenza di quattro nicchie nelle pareti lughe e da un bancone alto un metro nella parete di fondo, tutti arredi fissi che presumibilmente servivano a contenere sia oggetti necessari all'esecuzione dei rituali, sia, nel caso del bancone, le offerte dei fedeli, come sembrerebbero suggerire i ritrovamenti che qui sono stati fatti, tra cui resti di sacrifici bruciati, tracce di un focolare e reperti ceramici nuragici. Le pareti lunghe sono leggermente aggettanti verso l'interno, cosa che doveva facilitare la copertura dell'edificio, realizzata verosimilmente con elementi lignei e frasche.




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Itinerari Natura - Monte Moro

La Sardegna rappresenta in modo esemplare il binomio tirismo-ambiente veicolando attraverso l’industria turistica un bene prezioso e delicato come l’ambiente.
Lontano, ma non troppo, dalle spiagge affollate domina ancora una natura selvaggia e da scoprire, allontanandosi dal mare azzurro smeraldo ci si può “tuffare” immediatamente nel mare verde di una vegetazione ricca e rigogliosa in tutte le stagioni, scoprire attraverso sentieri poco battuti e strade sterrate una Sardegna non convenzionale.
A dieci chilometri da Porto Cervo; dalla borgata di Santa Teresina e possibile imboccare una strada sterrata che porta fino in cima a Monte Moro.

Monte Moro si erge a pochi passi dal mare con la sua cima di appena 400 metri domina tutto il paesaggio circostante. Dalla vetta si vede la Costa Smeralda, il Parco dell’Arcipelago di La Maddalena e il sud della Corsica, Capo Figari e l’Isola di Tavolata. Lasciata l’automobile si puo raggiungere agevolmente la cima seguendo la strada e percependo da subito il profumo intenso della macchia mediterranea e a seconda delle stagioni si percepiscono il mirto, la ginestra, il cisto, l’erica e l’elicriso.
Si puo godere dell’ombra delle querce e delle philliree, solo dopo alcuni chilometri di marcia ci si affaccia sul versante del golfo di Arzachena sopra le acque cristalline svettano verso nord-ovest i picchi granitici di Matteu e le sottostanti colline che dolcemente accompagnano lo sguardo fino alla roccia dell’Orso. Ad ogni passo si possono notare il verde intenso delle querce e quello meno intenso degli olivastri che con brezze leggere le foglie assumo il colore dell’argento, oppure il rosso ruggine del cisto e il giallo ocra dell’erba secca che fa da cornice alla macchia del lentischio coperta nel periodo estivo da frutti rossi.

Avvicinandoci alla cima si notono Capo Ferro e più a nord l’isola di Caprera e di Santo Stefano, Il mare dall’alto è di un blu intenso e sfuma verso il turchese in prossimità delle coste e di quelle lingue di sabbia bianchissima che sono le spiagge.
Con un ultimo piccolo sforzo percorrendo i gradoni delle vecchia vedetta militare si raggiunge la terrazza panoramica dove lontano dal chiasso delle spiagge ci appare tutta la Costa Smeralda con le insenature che si susseguono una dietro l’altra a partire da Golfo di Cugnana, Razza di Juncu, Cala Petra Ruja, Liscia Ruja, Capricciosi, Poltu di li Cogghj e Romazzino e dopo Monti Zoppu il Pevero, Poltu Padda , il villaggio e il porto di Porto Cervo.

Per Info e organizzazione contattare il Consorzio Costa Smeralda
Tel. 0789 935000



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